Il medico di Famiglia e le nuove tecnologie: gli strumenti comunicativi ai tempi del
Covid-19

In un periodo storico in cui, causa Sars-Cov-19, è aumentata la distanza tra le persone, è sempre più frequente il ricorso a strumenti digitali al fine di attingere e/o erogare un servizio, una prestazione o un’informazione.

La figura del Medico di Famiglia è sicuramente coinvolta in un processo di trasformazione profonda della società. Abbiamo assistito in pochissimo tempo a un mutamento del rapporto comunicativo medico-paziente. In epoca pre-Covid-19, la maggior parte dei medici di medicina generale erano restii a concedere al paziente la possibilità di essere contattati tramite applicazioni
di messaggistica istantanea. Tutto ciò è stato concesso nel giro di poche settimane da un numero sempre crescente di colleghi, dato che si è ritenuto utile e quanto mai opportuno e funzionale al fine di limitare l’accesso negli studi medici solamente per motivi di salute e necessità di visita medica.
Tramite le nuove tecnologie comunicative si è, quindi, reso maggiormente possibile esprimere nuovi elementi di telemedicina; pensiamo per esempio al tele-monitoraggio del paziente positivo al Covid-19 e costretto al proprio domicilio. Questi processi di cambiamento hanno incontrato negli anni passati naturali resistenze per il timore, spesso fondato, che venissero tradite le finalità originali per cui queste forme di comunicazione informatica sono state introdotte e ancora oggi, ci stiamo trasformando in medici di famiglia 2.0 senza aver avuto il tempo di comprendere appieno quali saranno le conseguenze e il reale impatto che comporterà l’uso di queste nuove tecnologie.

Quanto utilizziamo i social network

Dopo aver effettuato questo passo in avanti, non si potrà più facilmente tornare indietro, anche perché sono, oramai, svariati i social media che utilizziamo per comunicare e fanno parte delle vite di ognuno di noi, come dimostra l’ultimo rapporto We are Social 2020 prodotto a gennaio 2020 da Hootsuite.
Non sorprende, quindi, che da questa ricerca risulti che circa il 49% delle persone nel mondo usa almeno una piattaforma di social media. L’Italia si colloca a metà strada, con una percentuale di uso di almeno una piattaforma di social media da parte del 58% degli italiani, pari a circa l’80% di chi naviga in rete.
Secondo l’ultimo rapporto Censis sulla comunicazione (riferito al 2019), YouTube è la piattaforma preferita degli italiani (con il 57% dell’intera popolazione), seguita da Facebook (55%), Instagram (36%), Twitter (13%) e LinkedIn (9%). Lo stesso report si sofferma sull’uso delle principali piattaforme di Instant Messaging (la messaggistica istantanea). In testa a questa speciale classifica si trova Whatsapp (con il 71% dell’intera popolazione italiana) seguita da Telegram (11%) e Snapchat (5%).

I social e la divulgazione scientifica

Questa tipologia di analisi mette in evidenza quali possono essere potenziali strumenti anche per la divulgazione scientifica e la corretta informazione della popolazione. Quindi, una risorsa da più punti di vista anche per un settore sanitario in evoluzione come quello delle cure primarie. Nel tempo, si sono introdotte norme di comportamento e linee guida a livello istituzionale e nei singoli studi che hanno sicuramente agevolato l’impiego di queste nuove tecnologie.
Va sottolineato che il rapporto comunicativo medico-paziente deve sempre essere governato da parte dei primi. L’uso delle tecnologie, quindi, va promosso con delle regole, dei paletti fondamentali. Si ritiene, per esempio, opportuno precisare che le applicazioni di messaggistica istantanea e la casella di posta elettronica saranno attivi in prestabilite fasce orarie, al fine di
consentire solo determinati aspetti dell’attività dello studio medico, per esempio:
–  l’invio telematico di ricette dematerializzate;
–  la ricezione di referti e relazioni ospedaliere e specialistiche (laddove, la parola ‘ricezione’ non equivale a ‘presa visione’);
–  richiesta di prenotazione per appuntamento per visita medica.
Fondamentale precisare che le applicazioni di messaggistica istantanea impiegate all’interno di uno studio medico non possono rispondere per ovvi motivi al concetto di ‘istantaneità’ per cui sono state ideate. La tecnologia non può sicuramente sostituire una mano su un addome di un paziente, un fonendoscopio poggiato sul cuore, un volto umano capace di rassicurare, infondere
fiducia, empatizzare e in definitiva accogliere le problematiche di un paziente, ma può sicuramente aiutare ad accorciare i tempi e le distanze nella trasmissione di dati e informazioni.


Fonte: Medicalfacts di Roberto Burioni

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